RACCOGLIAMO LE LETTERE ED I PENSIERI CHE I NOSTRI PARROCCHIANI CI RECAPITANO MAN MANO CHE PASSANO I GIORNI, LE SETTIMANE , I MESI........
SOMMARIO DEGLI ARTICOLI:
ANNO 2009 - Sommario Articoli
Annunci Letti sulle Bacheche delle Parrocchie!!! Credeteci perfavore sono tutte vere e chiaramente dette/scritte.
1. Per tutti quanti tra voi hanno figli e non lo sanno, abbiamo un'area attrezzata per i bambini.
2. Martedi sera, cena a base di fagioli nel salone parrocchiale. Seguira' concerto.
3. Tema della catechesi di oggi:''Gesu' cammina sulle acque''...Catechesi di domani:''In cerca di Gesu'''.
4. Care signore, non dimenticate la vendita di beneficenza! E' un buon modo per liberarvi di quelle cose
ANNO 2008 - SOMMARIO ARTICOLI
-24 dicembre 2008 - Messaggio di Amore - Charles De Foucauld
- 18 Marzo 2008 - messaggio del Papa Benedetto XVI in occasione della dipartita di Chiara LUBICH
ANNO 2007 - SOMMARIO ARTICOLI
- 31 agosto 2007 - Poesia di Fabio Galante (un nostro Parrocchiano)
- Un avvenimento da ricordare - Visita Pastorale di Papa Giovanni Paolo II alla Parrocchia di Santa Chiara - Roma (ndr .E' come se fosse venuto da noi a Latina......che ne pensate???o no!?)
- Un altro avvenimento da ricordare - La Visita Pastorale di Mons. Giuseppe Petrocchi - Vescovo della Diocesi di Latina-Terracina-Priverno alla Parrocchia Santa Chiara Latina - PER L'ARTICOLO TI RIMAMANDIAMO IN EVENTI IN CORSO
ANNO 2006 - SOMMARIO Articoli
- 8 GENNAIO 2006 - EPIFANIA A SANTA CHIARA
- 14 GENNAIO 2006 - Gita a Roma e Visita - fra l'altro - alla Cappella ''Redemptoris Mater''
- 26 MARZO 2006 - Danza a vita nella luce dei colori
- 31 MARZO 2006 - Concerto in ricordo di Edoardo - di Barbara Paglia
- 4 MAGGIO 2006 - Una voce per la speranza
- 22 maggio 2006 - Leggi sotto eventi in corso 'La Comunione delle Comunioni''
- 4 giugno 2006 - La Festa della Solidarieta'
ANNO 2005 - SOMMARIO ARTICOLI
- 26 OTTOBRE 2005- TRA CRISI ED UTOPIA LA REALTA' DI LOPPIANO (Sergio Andreatta) da : www.telefree.it
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SAPER AMARE - Iniezione d'amore -NATALE 08
Le persone che sanno amare sono quelle che rendono bello il mondo. Non sono gli scienziati o gli economisti o i politici le persone che contano di piu’: le persone piu’ importanti della terra sono le persone profondamente buone. Perche’ sono loro che sanno dare alla gente quello che di cui la gente ha piu’ bisogno: la bonta’. Chi porta bonta’ comunica pace, sicurezza, forza, perche’ comunica Dio. Abbiamo bisogno di tante cose: di salute, di pene, di lavoro, di tranquillita’ e di pace, ma piu’ di tutto abbiamo bisogno di bonta’, di gente che alzi il livello di bonta’ sulla terra, che trasmetta amore, perche’ abbiamo bisogno di Dio. Con i soldi – si dice – si fa tutto. Non e’ vero. Invece e’ vero che con l’amore si ottiene tutto, anche i cuori di pietra non resistono davanti ad una persona profondamente buona, capace di amore, perche’ l’amore e’ la potenza di Dio sulla terra.Abbiamo bisogno di gente che insegna ad amare. Non ci vogliono lauree per insegnare ad amare, basta amare.Anche l’analfabeta puo’ essere maestro e lo puo’ insegnare. Se abbiamo gente che sa amare, abbiamo maestri di bonta’ che incrementano sulla terra l’amore, persone che rendono sensibile e visibile la presenza di Dio fra gli uomini. Amare e’ calarsi nei problemi degli altri, e’ sacrificare il proprio tempo, e’ aiutare le persone fino in fondo come sa far Dio con ciascuno di noi. Amare e’ comprendere, amare e’ perdonare, e’ cambiare il male con il bene. Amare e’ dare affetto, attenzione, forza a chi non ce l’ha. Amare e’ dare senza attendere il ricambio, come fa sempre Dio con noi, senza stancarsi mai.Quando sei paziente mentre tutti perderebbero la pazienza, quando ti controlli davanti ad un pensiero negativo, quando fermi una parola di condanna che sembrerebbe a tutti legittima, stai diventando esperto di amore.Amore e’ fermarsi accanto ad ogni pena senza passare oltre, e’ trovare il tempo per uno che soffre, mentre manca il tempo per te e le tue cose.Amare e’ rendere presente Dio in mezzo agli uomini. Quando tu ami, anche se non ti accorgi, il volto di Cristo si illumina in te, la luce di Cristo brilla nei tuoi occhi, il sorriso di Cristo passa alle tue labbra.Signore, moltiplica sulla terra le persone capaci di amare, perche’ gli uomini hanno troppo bisogno di te.
CHARLES DE FOUCAULD
Messaggio in occasione delle esequie di Chiara Lubich
18.03.2008
Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato al Segretario di Stato, Card. Tarcisio Bertone, in occasione delle Esequie di Chiara Lubich, Fondatrice dell’Opera di Maria – Movimento dei Focolari.
Il Cardinale Segretario di Stato ne darà lettura nel corso delle Esequie da lui presiedute questo pomeriggio alle ore 15, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura:
Al Signor Cardinale
TARCISIO BERTONE
Segretario di Stato
Prendo parte spiritualmente alla solenne liturgia con cui la comunità cristiana accompagna Chiara Lubich nel suo commiato da questa terra per entrare nel seno del Padre celeste. Rinnovo con affetto i sentimenti del mio vivo cordoglio ai responsabili e all’intera Opera di Maria – Movimento dei Focolari, come pure a quanti hanno collaborato con questa generosa testimone di Cristo, che si è spesa senza riserve per la diffusione del messaggio evangelico in ogni ambito della società contemporanea, sempre attenta ai “segni dei tempi”.
Tanti sono i motivi per rendere grazie al Signore del dono fatto alla Chiesa in questa donna di intrepida fede, mite messaggera di speranza e di pace, fondatrice di una vasta famiglia spirituale che abbraccia campi molteplici di evangelizzazione. Vorrei soprattutto ringraziare Iddio per il servizio che Chiara ha reso alla Chiesa: un servizio silenzioso e incisivo, in sintonia sempre con il magistero della Chiesa: “I Papi – diceva – ci hanno sempre compreso”. Questo perché Chiara e l’Opera di Maria hanno cercato di rispondere sempre con docile fedeltà ad ogni loro appello e desiderio. L’ininterrotto legame con i miei venerati Predecessori, dal Servo di Dio Pio XII al Beato Giovanni XXIII, ai Servi di Dio Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II ne è concreta testimonianza. Guida sicura da cui farsi orientare era per lei il pensiero del Papa. Anzi, guardando le iniziative che ha suscitato, si potrebbe addirittura affermare che aveva quasi la profetica capacità di intuirlo e di attuarlo in anticipo. La sua eredità passa ora alla sua famiglia spirituale: la Vergine Maria, modello costante di riferimento per Chiara, aiuti ogni focolarino e focolarina a proseguire sullo stesso cammino contribuendo a far sì che, come ebbe a scrivere l’amato Giovanni Paolo II all’indomani del Grande Giubileo dell’Anno 2000, la Chiesa sia sempre più casa e scuola di comunione.
Il Dio della speranza accolga l’anima di questa nostra sorella, conforti e sostenga l’impegno di quanti ne raccolgono il testamento spirituale. Assicuro per questo un particolare ricordo nella preghiera, mentre invio a tutti i presenti al sacro rito la Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 18 Marzo 2008
BENEDETTO XVI
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VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI S. CHIARA A VIGNA CLARA-DUE PINI
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Domenica, 22 febbraio 1987
Ai bambini della parrocchia
Voglio salutare questa parrocchia di Santa Chiara nella sua fascia più giovane e più promettente. Vi ringrazio di tutto e dei vostri palloncini che dicono a tutti noi che dobbiamo innalzare i nostri cuori verso Dio, perché questi palloncini vanno verso il cielo. Dalle vostre relazioni si comprende quello che fa la parrocchia per i più giovani e la mia gioia è grande perché voi siete molto vicini a Gesù. Fin dall’inizio è stato così: i bambini sono sempre stati vicini a Gesù Cristo. Lui ha sempre domandato agli apostoli di non ostacolare i bambini che venivano presso di lui e li abbracciava, li accarezzava: erano vicini alla sua persona e al suo cuore. E questo rimane nella Chiesa, questo rimane nella parrocchia. Così voi avete una vostra giovanile esperienza di Gesù: questa viene tramite i sacramenti, soprattutto nella preparazione alla santissima Eucaristia, alla prima comunione, dopo verrà anche tramite la preparazione alla cresima. Ci vuole una reciprocità: Gesù vuole ricevere i bambini, vuole averli vicini; così i bambini devono desiderare lo stesso, da parte loro; devono ricevere Gesù, averlo vicino, averlo nei loro cuori: questo è il significato profondo, sacramentale e nello stesso tempo reale, della comunione, e specialmente della prima comunione, perché la prima è specialmente significativa.
Poi la mia gioia deriva anche dal fatto che voi avete già una esperienza della Chiesa. Insieme a questa esperienza di Gesù che si costituisce tramite la catechesi, la comunione, la preghiera personale e comunitaria, voi avete un’esperienza della Chiesa in questa parrocchia. Voi imparate che cosa è la Chiesa in questa parrocchia; questo è molto importante per voi e per la parrocchia.
Queste sono le constatazioni principali che volevo esprimere subito prima di andare nella chiesa parrocchiale. Ma vi domando: perché santa Chiara ci ha ordinato, questo pomeriggio, un po’ di pioggia? Sappiamo che santa Chiara è stata una santa italiana, molto vicina, anzi sorella spirituale di san Francesco d’Assisi. Voi tutti sapete chi è san Francesco e naturalmente sapete chi è santa Chiara. Io dunque vi faccio questa domanda: perché questa pioggia, anche se, grazie a Dio, non è troppo forte? Il cardinale mi suggerisce delicatamente che questa pioggia significa che tutto deve crescere, deve crescere nella natura, devono crescere i fiori - c’è ancora l’inverno in Italia, e io l’ho constatato, ma si prepara la primavera - devono crescere i fiori e per questo è necessaria la pioggia primaverile, ma devono crescere anche i bambini, diventare più grandi, non solamente esteriormente, nel corpo, nella loro figura esterna, ma anche interiormente, nel loro cuore, nel loro spirito. E lo spirito cresce con la grazia. Ecco, santa Chiara ci ha ordinato questa pioggia per dimostrare la crescita spirituale dei bambini e poi di tutti i parrocchiani, ma specialmente dei bambini. Vi auguro che questo significato spirituale della pioggia si verifichi in ciascuno di voi, nei più piccoli e nei più grandi.
A tutti voi, ai genitori, insegnanti, catechisti, sacerdoti e parroco offro la mia benedizione, così ha fatto Gesù e così noi dobbiamo fare imitandolo.
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Poco prima di entrare nella chiesa parrocchiale, Giovanni Paolo II rivolge un breve saluto ai fedeli assiepati in piazza dei Giochi Delfici..
Nel nome di santa Chiara, patrona della vostra parrocchia, saluto cordialmente tutta la comunità parrocchiale, tutti quelli qui presenti e tutti gli abitanti del quartiere. Auguro tutto il bene alle famiglie, alle persone, agli ambienti: che Cristo sia sempre con voi. Questo è il senso profondo di essere parrocchia. La parrocchia è per la presenza di Cristo: lui è presente tramite questo segno, questa comunità, in noi, e operante tramite il suo Spirito Santo. Vi auguro che questa presenza di Cristo sia sempre efficace, sia sempre attuale, sia sempre benefica per le vostre persone, per le vostre famiglie, per tutta la vostra comunità. Nel nome di santa Chiara, patrona della vostra parrocchia, vi benedico tutti. Le ricchezze e la cultura sono fatte per servire l’uomo e non per asservirlo
Ai rappresentanti del Consiglio Pastorale
Ringrazio ciascuna delle persone qui presenti, le vostre famiglie e le persone che vi sono care. Vi ringrazio per la presenza di oggi e anche per la vostra presenza continua. Perché la parrocchia si fa con la presenza, anzi con una doppia presenza: quella principale di Gesù, che è presenza tra i suoi; e appunto, i suoi, vuol dire noi che siamo presenti intorno a lui, insieme a lui. Tutta la Chiesa e la parrocchia è sempre una parte autentica della Chiesa locale e universale autentica attraverso questa realtà. Presenza di Gesù tra noi e di noi intorno a lui . . . Questa presenza si fa vita, vita nello spirito perché Gesù ci dà il suo Spirito e questo Spirito opera dentro di noi uomini. Perché l’uomo è un essere corporale e spirituale insieme e lo spirito umano è formato e santificato dallo Spirito di Dio, dallo Spirito Santo.
Così questa presenza di Gesù è la vita e deve sempre più diventare vita. E se questa vita comincia a mancare, si deve ritrovarla. Ed è un’opera comune, perché la parrocchia è una comunità che si costruisce attraverso diverse opere. E dietro a ogni opera c’è una persona, un carisma, un dono che deve servire agli altri, a costruire la comunità. Approfitto di questa circostanza per ringraziarvi appunto per i diversi contributi che offrite, e voglio anzi ringraziare il Signore per i diversi carismi che sono propri di ciascuno di voi, e poi per i contributi che seguono i carismi, che così fruttificano, e sono i doni nascosti nel nostro spirito, grazie a Cristo redentore, doni nascosti per opera dello Spirito Santo. Ecco, vi ringrazio per questa presenza intorno a Cristo e per questa vostra opera che si fa anche collaborazione con il vostro pastore, con il parroco e i suoi collaboratori. Così viene completata la dimensione del sacerdozio che Cristo ci ha lasciato, a ciascuno di noi attraverso il battesimo e il sacerdozio dei fedeli, sacerdozio battesimale; e, per i sacerdoti, lo speciale sacerdozio ministeriale viene completato con questa collaborazione, e così la parrocchia diventa anche un corpo visibile, un corpo sacramentale, che vuol dire appunto visibile. La prima visibilità è infatti quella sacramentale perché i sacramenti sono i segni. Ecco, ho fatto queste poche riflessioni per sottolineare l’importanza di questo incontro e di questa presenza vostra nella parrocchia. Insieme a Cristo, al parroco e ai vostri sacerdoti. E aggiungo ancora un augurio, secondo i diversi compiti, impegni e talenti, a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, agli ambienti dove operate, e a questa parrocchia di cui siete parte. Che il Signore vi benedica, soprattutto i vostri bambini, e le nuove generazioni, e le persone che servite nella catechesi e con le opere caritative e di apostolato. Grazie per averci accolto a santa Chiara e nel nome di questa sorella spirituale di san Francesco vi benedico.
Alle comunità religiose femminili
Sono contento che in questa parrocchia voi ritroviate la vostra missione, il vostro apostolato, soprattutto quello della vostra esistenza consacrata. Siete persone consacrate a Dio. E questo è l’apostolato principale, una testimonianza molto importante per la Chiesa, per i fedeli e anche per i non credenti, per i “lontani”. La testimonianza della vostra consacrazione a Dio . . . la consacrazione che emanano le opere vostre, i vostri diversi apostolati. Io conosco abbastanza bene l’apostolato delle Suore di Maria Bambina per esperienza personale, e conosco anche gli altri. La vostra opera nelle scuole, negli orfanotrofi, negli asili, a favore degli anziani . . . Tutte, con la vostra consacrazione, siete profondamente legate a Gesù. Libere, perché i voti vi fanno libere da quegli impegni, obblighi, pesi che appartengono alla vita umana. Libere per servire gli altri più disinteressatamente, con più puro amore. È la forza del regno dei cieli. E così la vostra consacrazione, la vostra scelta è per il regno dei cieli. Così ha detto Gesù, questa è la sua definizione della vostra chiamata, della vostra vocazione. Vi auguro di continuare, e di vivere sempre così in armonia con il vostro parroco. Vi ringrazio anche per le preghiere che non risparmiate per il Papa e per la Chiesa. Voi siete infatti legate in modo speciale alla Chiesa universale. Vi benedico con le vostre comunità, benedico le vostre vocazioni, le vostre novizie, le persone cui siete più vicine col vostro apostolato e le vostre famiglie.
Alle immigrate straniere del Movimento “ Tra noi ”
Sono contento che vi riuniate ogni settimana qui la domenica (e oggi è appunto domenica) e giovedì pomeriggio. Siete lontane dalle vostre famiglie ma col vostro servizio, nelle case dove siete occupate, fate un po’ la funzione della Marta nel Vangelo. E trovate una famiglia spirituale nella parrocchia: quando la vostra comunità si riunisce, quando prega insieme, quando vi trovate tra voi (e “tra noi” è il nome del vostro movimento, e una parola bella). Ed ecco, io vi auguro di trovare nella vostra vita Gesù, e di stare al suo fianco, di camminare sempre con lui. Egli è il vostro Maestro, il Maestro di tutti noi. Ed egli si è sempre interessato della vita della donna. Nel Vangelo infatti vediamo che egli ha incontrato diverse donne e vediamo che anche se i costumi del suo tempo erano diversi dai nostri, egli spesso ha parlato con loro e in loro ha trovato delle interlocutrici e anche delle cooperatrici. Maria, Marta e tante altre hanno assistito anche gli apostoli e la Chiesa nascente. E io vi auguro di essere sempre vicino a Gesù. Egli ha una grande stima per ogni tipo di servizio e infatti ha detto egli stesso che il figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire. Egli ha fatto proprio questo servizio e anzi ogni servizio che l’uomo compie nella società. Ha qualificato tutte le opere e le attività umane valide spiritualmente ed evangelicamente, le ha chiamate ministeri. Ecco, cercate di essere sempre vicine a lui perché egli possa riconoscere la vostra dignità di donne, di persone umane, la dignità di coloro che compiono un servizio per gli altri. È importante che lo facciate per gli altri, perché è la vocazione di ciascuno di noi quella di essere al servizio degli altri, di essere utili agli altri. E con questa visione evangelica potrete rendere la vostra vita bella, degna e fruttuosa non solo temporalmente, ma anche eternamente. Perché tutti viviamo nella prospettiva della vita eterna. Vi benedico insieme con il card. vicario qui presente, insieme ai vostri cari, ai vostri bambini e benedico anche la vostra patria.
Ai gruppi e alle associazioni giovanili
I vostri colleghi attori ci hanno offerto una meditazione biblica su Giobbe, una rilettura profonda, accorata, in cui Giobbe ci si presenta a immagine di Gesù. Giobbe sofferente come immagine di Gesù sommo sofferente, il Redentore. “Scio”, io so, che il mio Redentore vive. Ecco, avete trovato veramente, voi ascoltatori e soprattutto voi attori, il tema, l’argomento centrale di cui l’uomo di tutti i tempi si è sempre preoccupato e in cui è stato coinvolto: il tema della sofferenza, che è sempre un dialogo con Dio creatore. Con Dio quasi responsabile, in quanto creatore, delle sofferenze e dei mali del mondo. Tante volte viene accusato, come lo accusava Giobbe, dei suoi mali e delle sue sofferenze. Accusato dagli uomini che soffrono. E questo è quasi il tessuto della storia umana sulla terra, questo è il dialogo di Giobbe. Ma questo dialogo di Giobbe con Dio pone un problema, una domanda fondamentale non solo per l’Antico Testamento ma per l’uomo di ogni tempo e d’ogni epoca, per ciascuno di noi. E questo problema, questa domanda, trova la risposta in Gesù Cristo, e la risposta è che Dio ha tanto amato il mondo - è la risposta di Gesù, data non solo con la sua vita ma con la sua morte e la sua risurrezione - Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio. Con questa risposta dobbiamo dire che la sofferenza rimane sempre un mistero, un mistero in ogni caso. Ma questo mistero, grazie a Cristo, non è più senza luce. Sì, all’epoca di Giobbe, nell’Antico Testamento, questo mistero era quasi senza luce, ma in Gesù e grazie a Gesù, non è più senza luce. E noi dobbiamo, possiamo seguire questa luce. Specie i sofferenti lo possono, quando cercano questa luce in Gesù sofferente, in Gesù crocifisso, in Gesù risorto: allora trovano questa luce, che è sufficiente a far sopportare tutti i mali del mondo, tutti i dolori personali. Ecco, avete scelto veramente il problema centrale. E mi congratulo con voi, con la comunità giovanile di questa parrocchia di santa Chiara, per aver trovato questo tema e per averlo trattato così bene dal punto di vista religioso e artistico allo stesso tempo. Concludo suggerendovi di cercare sempre nelle parole di Dio, e cioè nella preghiera, la risposta ai problemi della vostra vita, specie nei momenti difficili. Cercare la risposta nelle parole di Dio vuol dire cercarla nella preghiera perché la parola di Dio non si comunica a noi altrimenti che nella preghiera. E io vi lascio una consegna che è forse la più importante per la vostra vita. Vi auguro che questa parrocchia sia un ambiente dove Dio, che è Padre del nostro Signore Gesù Cristo, sia vicino a voi, sia sempre vostro Padre come ci ha insegnato Gesù nella sua preghiera, Padre Nostro, e vi auguro che questa parrocchia sia sempre per voi un ambiente creativo, anche in senso artistico (e mi congratulo di nuovo con gli attori), ma soprattutto creativo per la vostra personalità umana e cristiana, per tutto il vostro essere. Questo è lo scopo della vostra educazione cristiana. Per questo esiste la Chiesa, per questa educazione dei figli di Dio, che vengono educati in Gesù Cristo. E questo si vede nella rilettura odierna di Giobbe. Il suo problema è quello della sua salvezza. Perché questo è il vero problema dell’uomo, il problema soteriologico, il problema della salvezza di ciascuno di noi. E il problema di Giobbe si risolve in Cristo, così come la salvezza di ciascuno di noi. Vi auguro di trovare questa salvezza in Cristo, per voi e per i vostri cari, per l’oggi e per il domani. Vi ringrazio e vi benedico.
© Copyright 1987 - Libreria Editrice Vaticana
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di Fabio GALANTE
28/08/2007
GIOVANNI PAOLO II
Il Fuoco dei cattivi brucia le montagne
Oggi non basta l'acqua del Mare
per sconfiggere il male
Il Fuoco della Fede Arde nel Mio Cuore
è una Fiammella accesa
in una notte di Mezzaluna a Levante
sotto una Pioggia di fuochi di artificio
e dei colpi di pistola nel petto
la Fiamma che alimenta la mia Vita
è la Fiamma per l'Amore in Dio
ogni giorno si alimenta del Tuo Volere
ogni giorno diventa
sempre più grande
Ho Paura che qualcuno possa munirsi
di secchi d'acqua
Ho trovato nella Forza della mia Anima
la Forza per fare diventare
l'Acqua l'Elemento che disseta
il mio bisogno di Sapere quanto Sei Grande
come fà una spugna di Mare
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Ieri
la Fiera della Solidarietà a Latina e Terracina
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Indetta dalla Diocesi di Latina
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di Sergio Andreatta
Per sostenere quattro importanti obiettivi. Ma la gente pontina, se non è stata indifferente, non è accorsa numerosa, in Piazza S.Marco, fuorviata da altre attrazioni…
La Caritas , l'Ufficio Catechistico e l'Ufficio Missionario della Diocesi di Latina - Terracina - Sezze - Priverno hanno promosso anche per quest'anno, con il Patrocinio Morale del Comune di Latina,
la Fiera della Solidarietà, una giornata di animazione rivolta ai ragazzi della scuola dell'obbligo. L'iniziativa si è svolta ieri a partire dalle 9.00 a Latina, in Piazza San Marco, e a Terracina in Piazza Garibaldi. Si tratta, ormai, della 7^ edizione di una manifestazione che ha proposto e voluto contribuire a creare nei ragazzi una mentalità aperta all'altro, all'accoglienza, alla sensibilità multiculturale; un'occasione per alimentare e sviluppare la "cultura del dare", attraverso la vendita di manufatti o di beni personali, tanti e "superflui" in ogni casa, da condividere organizzando un banco di vendita. E sono stati protagonisti i singoli, i movimenti, le parrocchie, le associazioni, gruppi di amici, una classe scolastica... A sera il ricavato è andato ad aiutare concretamente quattro realtà lontane: 1. Il Villaggio di Wakareachi del popolo Raramuri, che si trova nella Sierra Madre Occidentale, nel nord-ovest della Repubblica Messicana dove un gruppo etnico di 60.000 persone originario della Sierra Tarahumara è stato costretto ad abbandonare le sue terre e a rifugiarsi in zone nuove e lontane a causa dello sfruttamento del legname e del territorio ad opera di grandi compagnie multinazionali e dei proprietari terrieri. Con le risorse della solidarietà si aiuteranno i bambini, che ora si occupano di piccoli greggi di capre, ad andare a scuola, ad avere l'educazione e lo studio di cui, pure, hanno diritto; 2. Il Progetto "Caschi Bianchi" di educazione popolare in Guatemala. Lì c'è Paolo Iorio, un giovane volontario di Latina, in servizio civile con
la Caritas Italiana. Si vuole sostenere il "Grupo de Teatro de arte Guinol - Giradondo", un gruppo di giovani che hanno scommesso sul teatro delle marionette come strumento pedagogico ed educativo di comunicazione per promuovere i valori della pace e della solidarietà mediante l'intrattenimento, la creatività e l'immaginazione dei bambini, mediante il recupero delle tradizioni orali del popolo indigeno. E Carolina Cifuentes Dominguez, "coordinatora" del Gruppo dice:"...stiamo dando a queste persone... la libertà di espressione con il sorriso, senza dover temere nessun tipo di ripercussione"; 3. "
La Scuola viene a me", progetto di scuola domiciliare in Albania con lezioni per i ragazzi chiusi in casa a causa della vendetta.
La Gjakmarrja è la vendetta di sangue, la faida consentita tra famiglie per fatti e torti antecedenti che si abbatte ineluttabile, soprattutto, sui minori. "Le giovani e innocenti vittime, sotto vendetta, devono stare tappate in casa per evitarsi la morte per vendetta e, così, perdono la scuola e ogni forma di educazione" come scrive Federica, una ragazza di Borgo Podgora inserita nel progetto "Ambasciatori di Pace" in Albania; 4. Il Consultorio Familiare Diocesano "Crescere insieme". Il Consultorio di Via Emmanuele Filiberto a Latina, avvalendosi della collaborazione esperta di alcuni volontari (medici, educatori, avvocati, ...) cerca di aiutare chi ne ha bisogno e di promuovere il benessere integrale della persona "all'interno di un orizzonte di valori cristianamente ispirati". Il Consultorio si rivolge agli adolescenti, ai fidanzati, alle coppie di sposi, ai genitori, ai nuclei familiari, agli educatori, a chiunque si trovi a vivere momenti e situazioni di particolare difficoltà connessi a cambiamenti, conflitti interpersonali e problemi della crescita o dell'inserimento sociale. Le bancarelle delle esposizioni non erano molte, ieri, mancava anche la rappresentanza di molte Parrocchie, la più lontana era quella di una parrocchia di Cori, mentre gli stands più frequentati ci sembravano quelli della Parrocchia di S.Chiara e di Borgo S.Michele, sotto il cui gazebo ho scorto l'animazione dei miei alunni della G.Mazzini e dei loro catechisti. E non erano neanche presenti, come un tempo, le Scuole, tranne la primaria "Oriolo Frezzotti". Neanche di gente ne ho vista molta, in un'ora tra le undici e mezzogiorno di una domenica in cui dovrebbe essercene. Forse era più attratta dalle strade intorno a Piazza del Popolo dove, in contemporanea, si stava svolgendo il tradizionale appuntamento con il Mercatino della Memoria, ribattezzato anche "delle cose inutili". Sergio Andreatta, © 4.06.2006
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di: Sergio Andreatta
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UNA VOCE PER LA SPERANZA"
ROBERTO BIGNOLI: LA SUA STORIA, LA NOSTRA STORIA... "Una voce per la speranza" Il nuovo Cd che raccoglie le sue migliori canzoni. Nella vita di un artista arriva sempre il momento in cui ci si ferma per fare il punto della situazione, per guardare la strada percorsa e tracciare un primo bilancio. Questo momento è arrivato anche per Roberto Bignoli, il cantautore italiano di ispirazione cristiana più conosciuto nel mondo, bluesman e rocker instancabile, ma soprattutto poeta e narratore della realtà del nostro tempo. Fin dalle prime note, ci si accorge subito che questa "collezione" ha qualcosa di diverso. Non è la solita raccolta di turno, tappa discografica inevitabile nella carriera di ogni cantante. E´ come se le diciotto canzoni che la compongono si prendessero per mano, l´una con l´altra, per accompagnarci in un cammino senza fine, al di là del tempo. Il cammino è quello della speranza, carburante inesauribile che muove il motore dell´opera di Roberto Bignoli, fin dai primi passi della sua avventura artistica. Si va dalla nuova interpretazione di un classico come "Ballata per Maria", sigla ufficiale dell´emittente Radio Maria, alla riproposta dei brani vincitori negli Stati Uniti del premio "Unity Awards", come migliori canzoni di musica cristiana internazionale: "Ho bisogno di te" (nel 2001) e "Là c´è un posto" (nel 2005). Il filo conduttore che lega i brani di questa raccolta è lo sguardo verso l´infinito. Le diciotto canzoni di Roberto Bignoli sono bellissimi affreschi senza tempo, che ci comunicano messaggi sempre attuali. Prendiamo, per fare un esempio, un altro classico: "Concerto a Sarajevo", dedicata ai bambini vittime della guerra in Bosnia e a Mons. Tonino Bello, Vescovo indimenticabile e grande comunicatore di pace. A qualcuno potrebbe sembrare una canzone datata, legata ad un particolare momento storico. Eppure, oggi più che mai, è viva ed attualissima. E´ ancora qui, con le sue melodie meravigliose, per ricordarci che il cammino verso la fratellanza degli esseri umani non deve mai fermarsi. Ecco perché, ascoltando questa raccolta, non si può fare a meno di provare una sensazione unica e rigenerante. Non è il passato di Roberto Bignoli a riempire questo compact disc, ma la nostra storia, l´attualità ed il futuro di ognuno di noi. Siamo tutti noi i protagonisti di queste note, di questi piccoli-grandi quadretti di vita quotidiana. Noi che abbiamo bisogno di rallentare i ritmi frenetici delle nostre giornate, per fermarci un attimo e guardare il cielo. Per pregare e sperare ancora nel domani. E per cantare, come invita a fare Roberto, "un cantico nuovo", insieme a fiumi, mari e monti, sorgenti e ruscelli, gigli dei campi. Per maggiori informazioni: PONGO EDIZIONI Fabio Bertin via Leonardo Da Vinci 11 22070 LOCATE VARESINO (CO) Tel. e Fax 0331 - 833019 cell.334 1482456 di: Carlo Climati Giornalista e Scrittore IL CD si trova nelle migliori librerie cattoliche!!
GRIDARE CANTANDO
di Barbara P.
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Il 25 marzo 2006 il Maestro Onorato con i suoi due magnifici gruppi, EQUIVOCI E VIBRATION GOSPELCHOIR, si e’ esibito in concerto, presso la chiesa di San Francesco di Assisi d Latina, per ricordare, tutti insieme, in un unico grande, sentito e caldo abbraccio, il piccolo ‘GRANDE Edoardo’.
L’esibizione dei due cori e’ stata magnifica – ancora di piu’ – poiche’ insieme alla indubbia professionalita’ di ciascun componente dei due gruppi, ogni loro volto, in maniera inequivocabile, ha espresso, attraverso il canto e i gesti gioiosi del corpo e del viso, quel sentimento di solidarieta’ ed il desiderio vivo di condividere, con l’intera comunita’ raccolta, le difficolta’, il dolore e gli impliciti perche’ di quell’evento apparentemente conclusivo.
L’unione spirituale e morale della comunita’ con Edo si e’ manifestata da subito per raggiungere uno dei suoi molteplici apici quando il Maestro Onorato indicando, con il braccio teso, Gesu’ Cristo crocifisso ed ha detto : ‘’per Edo, tutti insieme’’ – si sentiva che questo avveniva con il cuore – abbiamo seguito Marco nei suoi canti dedicati ad Edoardo. Abbiamo capito che Dio era stato ed era in Edo durante tutto il suo calvario, in simbiosi con Lui – e adesso e’ Edo che e’ con Dio e sara’ con Lui per l’eternita’.
Edoardo, un bambino di nove anni, con la sua grande forza, l’accettazione dignitosa, silente e forte di cio’ che stava vivendo, ha unito, nell’amore, nella preghiera e nella solidarieta’ umana. Un’intera comunita’, ha fatto emergere in ognuno di noi grandi qualita’ che la vita frenetica di ogni giorno tende a lenire. E, per questo e per sempre devo dire grazie ad Edo.
(Danza la vita nella luce dei colori)
di Giorgia Eloisa Andreatta
CONTEMPLARE IL MISTERO ATTRAVERSO L’ARTE CHE DANZA LA VITA :
La Cappella “Redemptoris Mater”
Solo oggi, a distanza di tempo, riesco a comprendere meglio l’esperienza che qualche settimana fa ho vissuto visitando la Redemptoris Mater, la cappella all’interno degli appartamenti papali dove Giovanni Paolo II si ritirava in preghiera. Se non mi fosse stato chiesto di scrivere questo articolo forse non avrei recuperato dentro me lo stupore, la gioia e la ricchezza suscitati da tale esperienza. Ringrazio perché me ne è stata data l’occasione.
Oh, si… perché mi è stato detto: “Scrivi un articolo sull’esperienza della Redemptoris Mater”, ma ci ho riflettuto solo dopo… non sulla cappella ma sulla esperienza… Ed il punto è proprio questo: la cappella non è una visita ma un’ esperienza! Entrarvi non è come visitare un museo qualsiasi o guardare un’opera d’arte come spettatore, entrare nella cappella è vivere in prima persona un’esperienza di incontro con Dio e con il suo mistero che improvvisamente si svela e si rende comprensibile attraverso la luce, le forme ed i colori degli splendidi mosaici, di cui è autore in gran parte il padre gesuita, ed artista, Marko Ivan Rupnik. Varcare la soglia della Redemptoris Mater è come oltrepassare la porta di accesso di uno spazio altro, non tanto uno spazio fisico quanto uno spazio interiore. Si ha la sensazione di entrare in punta dei piedi nel luogo del Silenzio, dove Dio ci parla personalmente, ad ognuno all’interno del proprio cuore e della propria storia. All’improvviso il tempo sembra dilatarsi all’infinito e si ha la percezione, l’intuizione di addentrarsi nell’eterna Memoria di Dio… Colui che sempre è stato… che sempre è… che sempre sarà… Si entra così nella dimensione della Memoria che custodisce il vero senso di tutti gli eventi, di tutte le esperienze e di tutte le cose … La dimensione della Rivelazione, dove l’ombra che offusca gli sguardi e separa da Dio inaspettatamente si dissipa e rivela la luce… Luce che si muove e rimbalza su superfici di tutti i tipi… smalti, pietre, marmi… Luce dorata che si sprigiona e si spande da un arcobaleno di colori, quella luce divina e danzante che tutto illumina e trasfigura, che trasforma gli sguardi ed effonde nel mondo un’energia vitale e creatrice. Luce che illumina lo spirito. Luce come sintesi, esperienza dell’unità che permette di riconoscere tutte le cose in Cristo e di cogliere il significato spirituale ed eterno dell’umanità e del creato, il vero senso di tutte le cose in Dio. Grazie a questa luce tutto diventa occasione di contemplazione. Contemplazione del disegno di Dio nella sua completezza, dall’origine alla fine, attraverso la sua, la nostra storia… La storia di un Dio che si fa uomo e si incarna per permettere ad ogni uomo di tornare a Lui, la storia di un Dio che insegna a vivere il mistero dell’Amore che è il mistero della comunione e della relazione. Quell’Amore trinitario più forte di ogni conflitto o separazione, che genera la capacità di creare relazioni sane contro la tentazione della chiusura e del rifugio nell’opinione individuale, nella propria visione delle cose e delle persone. Quell’Amore che, rendendoci simili a Cristo, vero Uomo e vero Dio, ci salverà e ci ricongiungerà al Padre quando a Lui torneremo ricchi di ciò che abbiamo saputo donare e con tutto ciò con cui avremo amato. E così, contemplando il mistero divino, l’anima si libera e si innalza a Dio mentre dal profondo del cuore sgorgano la gioia e la speranza, unite ad un senso di pienezza e di profonda gratitudine. Un’esperienza troppo bella per tenersela per se…
Giorgia Eloisa Andreatta
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Dopo Natale 2005...l'Epifania 2006....
E' passato Natale, Capodanno e l'Epifania. Nella Parrocchia Santa Chiara d'Assisi di Latina si e' vissuto un periodo sereno e denso di avvenimenti. Grazie al lavoro svolto in passato sull'illuminazione della Chiesa, quest' anno abbiamo ricevuto in dono un Presepio che ci ha accompagnato per tutte il periodo natalizio. Il Capodanno lo abbiamo potuto anche festeggiare tutti insieme in Parrocchia. Che happening! E per concludere l'Epifania ci ha portato quanto descritto nell'articolo che potrete leggere qui di seguito. GRAZIE A TUTTI. GRAZIE A TUTTI I GRUPPI. GRAZIE DON DANIELE. GRAZIE GESU'!
Epifania 2006 a Santa Chiara
(a cura del Gruppo Missionario Parrocchiale)
Anche quest’anno i catechisti della Parrocchia di S. Chiara, con i loro bambini e i loro ragazzi, hanno accolto con gioia la richiesta del Gruppo Missionario di aderire al progetto di solidarietà della POIM “Diventa anche tu Seminatore di Stelle e di candeline”.
Come i Magi anche i ragazzi, per tutto il periodo di Avvento e di Natale, hanno seguito una luce, aderendo con impegno al progetto e hanno a loro volta distribuito luce, vendendo le candeline, organizzando un piccolo mercatino, o percorrendo le strade del loro quartiere donando una stellina a chi con un’offerta contribuiva alla raccolta di fondi per i bambini più poveri, raccogliendo così circa 480 euro.
Il giorno dell’Epifania, dedicato dalla Chiesa Italiana all’infanzia dei paesi di missione, i bambini hanno inoltre presentato in Chiesa la raccolta fatta attraverso una rappresentazione teatrale, un recita dal titolo “C’è posto per Gesù?”.
Chi lo sa? Chi può dirlo? Chi saprebbe rispondere a questa domanda in una società così consumistica e povera di valori? Ma Gesù parla al cuore. E i cuori dei bambini sono meno duri, loro ci credono fino in fondo e allora ecco tanti pastorelli, tanti angeli bianco celesti e tanti coristi in rosso a far da cornice ai personaggi della Natività, ancora una volta riproposti in occasione del fascino dell’Epifania e dell’arrivo dei Magi.
La scena è quella del vangelo di Luca, rielaborata dalla fantasia.
Giuseppe e Maria, neosposi, vanno, quasi in viaggio di nozze, a Betlemme, ma stanno per compiersi anche i giorni del parto, anzi sonno compiuti…
Come dice la narrazione evangelica, non trovano un alloggio, non c’è posto per loro e per il neonato.
I nostri bambini, abituati dai film ai salti nel tempo, continuano a cercare questo posto al giorno d’oggi.
Lo cercano al supermercato, all’ospedale, in chiesa, in caserma, in prigione…ma non lo trovano, malgrado ogni tentativo.
“Dovunque ci dovrebbe essere posto per te, Gesù!”.
“Molti”, recita un ragazzo, “ancora non ti accolgono perché pensano che tu scombussoli i loro progetti….”.
“Ma noi non abbiamo paura di aprire la porta del nostro cuore a te…”.
E così sia.
Alcuni noti canti natalizi concludono la manifestazione a cui assiste una straboccante folla di spettatori, familiari e non, che arricchisce l’evento con un bella offerta per la nuova chiesa di S. Chiara di circa 300 euro.
A cura del Gruppo Missionario parrocchiale.
Dopo la gita che abbiamo fatto il 23 ottobre 2005 a Loppiano il nostro amico Sergio Andreatta ha riportato le seguenti esperienze e lo ha scritto su www.telefree.it Buona lettura!
| Tra crisi e utopia la realtà di Loppiano |
| Giovani di culture diverse per il dialogo e la fraternità |
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Latina: di Sergio Andreatta
Si parte da Latina, Piazza Moro, alle sei, una trentina di persone in tutto su un vecchio pulman che ne poteva contenere almeno cinquanta. Non si va allo stadio a divertirsi, andiamo a Loppiano. Quella tormentosa nebbia che ci limita la visibilità ai cinquanta, centro metri ci intristisce. A rompere il velo che ci offusca è, ora, una voce di donna anziana, emozionata… E Cesira racconta, così, una storia che per me non esisteva...
Si parte da Latina, Piazza Moro, alle sei. Una trentina di persone in tutto su un vecchio pulman che ne poteva contenere almeno cinquanta. Ma si sa, non si va allo stadio a divertirsi o a uno studio televisivo e, allora, è sempre difficile per gli organizzatori assicurarsi l’en plein. Andiamo a Loppiano, già… All’altezza di Tor de’ Cenci sono già profondamente in crisi con me stesso, pentito di essermi aggregato, troppo lontana la meta e, poi, quella tormentosa nebbia, banchi fermi sulle vallette, che ci limita la visibilità ai cinquanta, centro metri e non vedere è, davvero, terribile quando si è in movimento. A rompere il velo che ci offusca è, ora, una voce pacata, emozionata… Cesira, l’anziana maestra in pensione, che abita vicino a casa mia viene a ridarmi la carica raccontando la sua storia ... Cesira è la mamma di Alessandro, il giovane ingegnere informatico cofondatore di una nota società di Latina, che un bel giorno decide… Domani scriverò nel titolo:“Tra crisi e utopia la realtà di Loppiano”. Ma parlare di che? Della crisi sociale dei valori? Sulla crisi culturale che investe anche i giovani si potrebbero scrivere non uno ma trecento, non articoli, ma saggi. Più di tante sono, infatti, le definizioni di "cultura" studiate da Taylor. Ma non è questo il senso, oggi, su questa vecchia corriera anche un pò fumante. E sull’utopia, sui voli pindarici dei giovani quant’altro non si potrebbe ancora osservare? Alessandro, racconta la mamma, dopo essersi fatto una sola domanda sul senso e l’unicità della sua vita decide improvvisamente di lasciare la famiglia e gli amici per andare in cerca di risposte. A Loppiano, appunto. Nelle braccia di quel Focolare, Alessandro Mammucari studia, si forma, collabora, coltiva l'ideale di donare la sua vita agli altri e per fare questo non c’è, mica, solo da diventare prete o suora, oggi. In prossimità di Incisa Val d’Arno la nebbia è rarefatta. Ora il fiume trasporta un’acqua fangosa tra i pilastri diruti di un antico ponte. In quella corrente leggo il senso storico e filosofico del mio tempo:“Panta rei, tutto scorre...”. Saliamo nel sole che si apre per i tornanti che portano al centro internazionale. I giovani, ambasciatori di tante nazioni, sono già lì per accogliercici come nostre guide. Il nostro nome viene scritto su un cartellino autoadesivo appoggiato sul petto. Entriamo in un teatro già pieno. Due presentatori introducono brevemente il chiaralubichpensiero. Ecco chi siamo, cosa facciamo… E’ il pensiero vincente della seconda metà del XX secolo che tutti conoscono, qui tradotto semplicemente in pratica. Un gruppo musicale, nell’eco dei Gen Rosso e Verde che sono i loro gruppi principali, ci edifica con belle canzoni dense di significato. "Vivere", sì vivere, ma come? Le agitate bandiere della coreografia evocano le loro molteplici radici nazionali. Siamo attratti dalla modernissima struttura a forma di ventaglio col tetto verderame, è la chiesa progettata da una ragazza, architetto che ormai vive qui dentro. Altri ragazzi stranieri del Burundi, del Brasile soprattutto, delle Filippine, diplomati, laureati ci guidano per i viali, ovunque:alla chiesa dove celebra il vicario apostolico di Zamora y Chinchipe, terra di difficile scommessa dell' Ecuador, al pranzo in un luminosissimo salone, agli attrezzati laboratori, agli atelier, alle piccole aziende. Chi vuole accompagna Cesira a trovare il suo Alessandro nel piccolo cimitero di comunità dove riposa... Se non fosse stato per questa grande scoperta spirituale chissà, si chiede lei, come Alessandro avrebbe vissuto la sua terribile malattia. Ci guidano da Ciro l’artista che crea sculture con i più disparati materiali di risulta, al Laboratorio Azur i cui prodotti di moda sono dati in frachising a molti negozi italiani, al laboratorio di ceramica dove mani ispirate creano vasi e pregiate statuine artistiche, dal genio cinese che, non ricordo più come si chiami, scolpisce il ferro con la fiamma ossidrica. Vedendo capisco meglio quest’”economia di comunità” da protocristiani o da comune socialista, dove tutti lavorano fraternamente per tutti. Una frase regolamentaria mi colpisce:“…avere un concetto ideale dei superiori…”. Penso, come un lampo, ai miei cento dipendenti e ai loro diversi concetti su di me… Il soffitto è rivestito di tazebao di seta che riportano frasi dell’antica letteratura cinese, in fondo una “Madonna dell’accoglienza”, ispiratagli direttamente dalla fondatrice, e tutt'intorno ”Orchestra”, mani e volti tesi nella melodia di antichi e sconosciuti strumenti musicali, e “Via della seta”, rappresentazione corale di un millenario legame diacronico, culturale ed economico tra l’Oriente e l’Occidente già incontrato nei suoi percorsi milionari da Marco Polo. Il personaggio, grande artista premiato in varie mostre e alla biennale di Firenze, affascina ma non è un protagonista neanche lui in questa Comunità. Si annuncia una delegazione di buddisti, spasima di incontrarli e, allora, lasciamo il campo libero dopo qualche fotografia. Si ritorna a teatro per un'altra onda musicale e per altri messaggi di coesistenza pacifica fra i popoli, valorizzando la multiculturalità. Il refrain di Chiara, in questa che è la prima e più internazionale di ventisei Comunità sparse in tutto il mondo, è uno solo, evangelico: “Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”. Sarà, questa, la grande, semplice ma rivoluzionaria formula segreta? Non lo so... Certamente, oltre la vicenda umana della maestrina di Trento che ha fatto partire dalla sua città distrutta dai bombardamenti uno dei messaggi più potenti e incisivi di costruzione leggibili nella moderna storia della società, quello che mi ha colpito e catturato di più è stato il sorriso aperto e discreto, ospitale e non di circostanza dei giovani convenuti qui da tutto il mondo, la trasparenza della loro vista riflessa negli occhi, la grande serenità interiore che non è mai caratteristica naturale dei giovani. “Allora, ritornerà?”, mi fa il giovane brasiliano di S.Paulo laureato in storia che si chiama, per una strana coincidenza, anche lui Alessandro e che mi ha affiancato per tutta la giornata. Ritornerò? Non lo so, forse, chissà… Tornando in treno da Roma il giorno dopo... L’universitario napoletano che mi sta di fronte è assorto nella lettura di un libro:”Dalla cortina di ferro alla globalizzazione”. Mi intrometto chiedendogli di che globalizzazione si tratti, se c’è un approccio economico, politico, massmediale o di altro genere. Mi guarda stupito e mi chiede: “Che l’ha scritto lei?!”. Gli racconto, allora, della globalizzazione ideale di giovani di 181 paesi del mondo, dell’esperienza del giorno prima. Quei giovani di Loppiano. Su quelle colline toscane si respira aria di multiculturalità di tutti i generi fuse intorno ad un ideale, come le sculture del cinese. In corrispondenza della stazione di Latina il desiderio di saperne di più di quel giovane vorrebbe trattenermi a forza, ma non è possibile. Mi e mi ringrazia con un grato bagliore negli occhi. Non ci siamo neanche presentati. Eppure..."Mi chiamo Alessandro!". Così lo lascio quasi sicuro che quel giovane tecnico, dagli stessi occhi profondi
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di: Sergio Andreatta |
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